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giovedì 11 ottobre 2012

Troppe patatine fritte danneggiano il cervello


Il Dipartimento di Psicologia dell'Università Goldsmith di Londra ha condotto un test su 4000 bambini scozzesi dai 3 ai 5 anni. Lo scopo era verificare in che modo lo stile alimentare può influenzare lo sviluppo cognitivo.
Ebbene i test hanno evidenziato che i bambini che consumavano abitualmente cibi freschi e preparati in famiglia avevano un quoziente intellettivo più altro ed erano più bravi a scuola rispetto ai bambini che invece consumavano soprattutto fritture e cibi preconfezionati.
La dottoressa Sophie von Stumm, direttrice del team di analisi, ha anche notato una correlazione socio-economica nei due gruppi di bambini campionati: quelli che si nutrono di cibi sani e vanno bene a scuola appartenevano a famiglie di ceto sociale medio-alto.

mercoledì 10 ottobre 2012

Quante facce riuscite a memorizzare in 10 minuti?


I ricercatori della Washington University di St. Louis hanno deciso di sfruttare il web per realizzare il loro ultimo test psicologico a campione: all'indirizzo http://experiments.wustl.edu potete partecipare come volontari ad un test per verificare il vostro Face-Name Memory IQ  ovvero la vostra capacità di ricordare nomi e volti nuovi.
Il test dura 10 minuti ed è carino per chi lo fa e utile per i ricercatori statunitensi: vi mostreranno decine di foto e nominativi e dovrete cercare di ricordarne il più possibile.
Alla fine il sistema genera automaticamente una statistica e vi informa sulla vostra capacità intellettiva di memorizzazione, confrontandola con gli altri risultati emersi dallo studio.

martedì 9 ottobre 2012

Attenti alle foto in primo piano: vi fanno sembrare cattivi

Il cinema insegna che quando il regista vuole dare allo spettatore una sensazione di ansia e angoscia per farlo entrare in empatia con il protagonista, molto spesso sceglie delle inquadrature molto ravvicinate del volto, con primi piani e dettagli.
In effetti, anche riguardando le foto sui vecchi album di famiglia, salta subito all'occhio che i primi piani troppo ravvicinati ci fanno sembrare diversi da come ci percepiamo in altre foto più distanti. 
Ebbene, a quanto pare non è solo una nostra sensazione ma si tratta di una percezione diffusa: la settimana scorsa il California Institute of Technology ha pubblicato su PLoS One uno studio proprio su questo argomento.
Gli scienziati hanno chiesto a un gruppo di volontari di giudicare 36 fotografie che mostravano 18 individui, fotografati sia a 2 metri di distanza che a 50 cm dal viso.
Le impressioni dei volontari sono state tutte concordi sul fatto che i soggetti nelle foto più ravvicinate davano l'impressione di essere poco affidabili e meno attraenti.
Gli scienziati hanno fornito due spiegazioni a questa percezione: da un lato la prospettiva del volto visto da vicino si distorce un po' e quindi altera i tratti e le forme rendendo il viso più inquietante; d'altro canto è anche possibile che il fastidio percepito dai volontari derivi dalla sensazione di invasione del proprio spazio personale suscitata dalla troppa vicinanza dell'individuo fotografato.
Insomma, il Caltech ha finalmente spiegato perché nelle fototessere sui documenti non sembriamo mai noi stessi.